A San Daniele del Friuli, l’itinerario storico-artistico

Da metà ottobre 1917 a San Daniele iniziano a diffondersi le prime voci di un’ imminente invasione austro-germanica. Nella notte tra il 24 ed il 25 ottobre, il fronte italiano sul Carso viene attaccato e sfondato causando la perdita di tutto il materiale bellico e dando il via dal novembre 1917 alla devastazione ed al saccheggio di San Daniele, nonché alle violenze personali e alle minacce a mano armata. Per un anno intero San Daniele vive momenti difficili dove requisizioni e ruberie sono all’ordine del giorno. Finalmente il giorno 4 novembre 1918 gli austriaci lasciano il paese che festeggia così la libertà dal nemico. 

Il percorso che noi proponiamo vi permetterà di scoprire le tracce della Grande Guerra a San Daniele del Friuli, riportandovi a 100 anni addietro, quando la città era sotto assedio.  

Per avere una puntuale conoscenza di quanto successo a San Daniele durante l’occupazione austro-germanica, in particolare i disagi e le sopraffazioni vissuti dalla popolazione, risulta senz’altro utile leggere gli appunti di Mons. Francesco Grillo, all’epoca arciprete e parroco, il quale descrisse quasi quotidianamente quei terribili momenti. Il suo diario, pubblicato successivamente nel 1974, presenta una cronaca giornaliera raccontata dal suo punto di vista, ovvero quello di un pastore compassionevole. Egli infatti descrisse dettagliatamente i soprusi a cui la popolazione era assoggettata e le vicende di civili innocenti, specialmente donne e fanciulli, vittime degli ordigni bellici disseminati dagli eserciti.   

Fra i tanti episodi raccontati emerge quello in cui ufficiali e sottoufficiali sfoggiavano in pubblico nuove divise bianche che erano state cucite utilizzando le lenzuola requisiste alle famiglie sandanielesi. L’arciprete riferisce poi, con grande dolore, della perquisizione compiuta in cerca di armi a danno di alcune tombe del cimitero di San Luca, dell’utilizzo della chiesa di San Francesco in stalla per cavalli, della fornitura di farina di segale, anziché di grano, per preparare le particole. Un capitolo a parte è dedicato al passaggio in città degli ultimi gruppi di prigionieri italiani, successivamente avviati ai campi di concentramento. Poiché non era permesso entrare nei locali delle scuole dove questi erano rinchiusi, i cittadini potevano consegnare loro i viveri (patate e polenta) solo al momento della partenza. Le informazioni che abbiamo raccolto in questo articolo sono tratte per lo più proprio dal diario di Monsignor Grillo.  

  1. PIAZZA VITTORIO EMANUELE II E IL DUOMO

Vi trovate nel cuore della cittadina di San Daniele del Friuli, su cui si affaccia l’imponente Duomo di San Michele Arcangelo. Il Duomo è stato più volte teatro di eventi drammatici durante la Prima Guerra Mondiale; in particolare da ricordare che, quando il 28 ottobre 1917 venne consigliato alla cittadinanza di allontanarsi dal paese, in Duomo le funzioni continuarono a svolgersi regolarmente. L’Arciprete confortò le 300 persone convenute alla messa consigliando però loro di far partire donne e bambini per non esporli al pericolo di un probabile bombardamento. Così molte famiglie vennero trasportate con i mezzi militari al di là del Tagliamento; solo due giorni dopo San Daniele subì intensi bombardamenti dalle 9.00 fino alle 16.30 e il Duomo venne colpito da quattro granate che ruppero la finestra della sacrestia e provocarono danni al coro e alla navata centrale.  

Ad inizio Novembre del ‘17 il Duomo venne utilizzato come luogo di prigionia ed al suo interno furono rinchiusi fino a 4.000 prigionieri: si legge che, in segno di ribellione, essi bruciarono parte del mobilio tra cui i banchi intagliati, il genuflessorio intarsiato e le porte dei confessionali. L’Arciprete cercò in tutti i modi di impedire ulteriori vandalismi ed ottenne infine il trasferimento dei prigionieri. Il 6 gennaio 1918 si registra una perquisizione del Duomo da parte delle truppe germaniche, che fecero persino aprire il Tabernacolo per cercare eventuali armi nascoste. Questo luogo sacro, durante il periodo di assedio, fu più volte preda di perquisizioni ed in particolare in più occasioni si cercò di requisire l’organo, che però non fu mai toccato grazie alle efficaci istanze scritte dell’Arciprete. Mons. Grillo esprime addirittura la sua indignazione nel riferire della celebrazione di un rito luterano in Duomo. Questa chiesa però, centro pulsante della comunità, sarà anche il luogo dove si celebrerà la libertà il 04.11.1918: alle 17.00 tutti si ritrovarono in questo luogo sacro per festeggiare la liberazione dopo che nella notte gli Austriaci avevano lasciato il paese.  

Alla sinistra del Duomo si può ammirare il possente Monte di Pietà, che nel febbraio 1918 venne completamente depredato e i cui beni furono poi spartiti tra ufficiali e soldati nella pubblica piazza per poi essere rivenduti dagli stessi alla popolazione, così ulteriormente umiliata. Il giorno 25 febbraio 1918 venne dato ordine al sindaco di far trasportare qui tutto il grano requisito alle famiglie, ma egli opponendosi all’ordine ricevuto riuscì ad evitare la confisca. Alla destra del Duomo si trova la Biblioteca Guarneriana, custode di un preziosissimo tesoro letterario che ha resistito anche alla Grande Guerra. Per precauzione, dal maggio 1916, i codici vennero portati in salvo a Firenze, scelta rivelatasi ottima poiché l’11 e il 12 dicembre 1917 le porte della Biblioteca restarono spalancate e gli armadi vennero rovistati, gli scaffali rotti e i pochi tomi rimasti gettati a terra.  

  1. LA CASA DEL 300

All’interno di questa casa ancora originale dell’antico borgo medievale, che nel XIV secolo ospitava il Banco dei Pegni gestito dalla comunità ebraica, gli Alpini di San Daniele hanno allestito il piccolo Museo dei Cimeli Militari. Al piano superiore sono esposti documenti e manifesti di vario tipo, numerose riproduzioni di immagini legate alla storia degli alpini e dei reparti austriaci nella grande guerra e una collezione di cartoline allegoriche dedicate alle truppe militari italiane. Sono inoltre visibili oggetti appartenenti al “corredo” di un alpino, armi e munizioni riferibili alle due guerre mondiali ed una fornita biblioteca. La singolarità di questa esposizione è data da una ricostruzione dello spaccato della vita quotidiana in caserma o al campo.  

  1. CHIESA DELLA FRATTA

Il giorno 30 ottobre 1917 tre granate sfondarono il tetto della Chiesa della Fratta, danneggiandone gravemente la struttura. Entrando in chiesa, nell’angolo alla destra, si nota ancora oggi una grande campana, che vanta una storia un po’ particolare: si tratta di una campana 400esca che si trovava nel campanile del duomo. Durante la Prima Guerra Mondiale i tedeschi erano soliti requisire le campane delle chiese per fonderne il metallo e costruire armi, ma quando staccarono quella del Duomo ebbero una sorpresa: scoprirono che era stata fusa a Villach, in Austria, per cui, considerandola in qualche modo di loro proprietà, non la distrussero.   

  1. MONUMENTO AI CADUTI

Nel 1920 fu costituito il Comitato Pro Monumento composto dai rappresentanti delle associazioni e dei sodalizi della cittadina che volevano erigere un monumento in memoria dei Caduti della Grande Guerra da poco conclusa. Il comitato bandì così un concorso per artisti friulani, vinto da Aurelio Mistruzzi. L’artista descriveva così la sua opera: “l’eroe morente che con sforzo supremo cerca fino all’ultimo anelito di perseguire la visione della Vittoria che l’inflessibile volontà della nostra stirpe serrò nelle sue mani, e con gesto ieratico protende dinanzi ai suoi occhi che vanno spegnendosi.” Si organizzò quindi una raccolta fondi, a cui parteciparono molti sandanielesi, per la costruzione del monumento che fu inaugurato il 16.09.1923. 

  1. VILLA SERRAVALLO

Questa nobile dimora, oggi sede municipale, nei mesi dell’occupazione austro-ungarica (1917-18) fu condivisa dai proprietari con alcuni ufficiali dell’esercito austriaco.  

  1. PIAZZA CATTANEO

In questa piazza, centro pulsante della comunità ebraica di San Daniele del Friuli, si trovava la sinagoga, luogo di studio, di incontro e di preghiera. Era ubicata in un cortile circondato da case presso l’attuale Piazza Cattaneo, un tempo conosciuta anche come “Piazza degli Ebrei”. Durante la Prima Guerra Mondiale, la sinagoga subì danni ingenti ed asportazioni, soprattutto durante l’occupazione austro-tedesca, quando fu adibita persino a ricovero per i cavalli. L’arca santa, i libri e gli arredi sacri che si salvarono dalle devastazioni furono trasferiti a Udine e nel 1948 furono trasportati a Gerusalemme nel museo del tempio di rito italiano, dove sono tutt’ora esposti al pubblico. Negli anni Sessanta il piccolo tempietto di rito ashkenazita (rito tedesco) fu definitivamente demolito. 

  1. CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE

La Prima Guerra Mondiale annullò ogni ragionamento sulla volontà di restaurare la Chiesa di Sant’Antonio Abate in avanzato degrado (infatti le pitture risultavano coperte da una muffa rossastra) e cause di forza maggiore trasformarono la cappella in un deposito per munizioni.  

  1. CHIESA DI SAN DANIELE PROFETA

Il giorno 29 ottobre 1917 vennero collocati nel Parco del Castello alcuni cannoncini da 75 mm. e il giorno seguente la Chiesa di San Daniele Profeta subì dei bombardamenti che colpirono in maniera intensa la facciata ed il tetto. In quell’occasione la statua di San Filippo Neri, che era stata collocata sulla parete di destra verso il 1650, fu danneggiata e mai più rimessa a nuovo in segno di memoria. Il 14 agosto 1918 le porte della chiesa vennero sforzate e uno scalino dell’altare maggiore e i due suppedanei furono asportati. 

LUOGHI DELLA GRANDE GUERRA NEL COMPRENSORIO DI SAN DANIELE DEL FRIULI 

Anche nei dintorni di San Daniele rimangono molte tracce della Grande Guerra. Di seguito troverete alcuni luoghi raggiungibili in pochi minuti di macchina.  

CLAPAT (Isola sul Tagliamento – Cimano) 

Lungo il corso del fiume Tagliamento, tra i ponti di Pinzano e di Braulins si trova il ponte di Cornino, diviso in due parti dall’Isolotto del Clapat. Questo passaggio fu l’ambientazione di un episodio molto significativo nei giorni della ritirata italiana, dopo la disfatta di Caporetto. Su questo lembo di terra, in mezzo al letto del fiume, si organizzò la difesa delle retroguardie italiane con l’intervento delle Brigate Genova e Siracusa. Il reggimento di fanteria bosniaco arrivò nei pressi dell’Isolotto la sera del 2 novembre 1917 e lo superò il 4 dopo una furiosa battaglia. A quel punto i progetti del Comando Supremo di resistere quanto più possibile lungo questa linea andarono in fumo ed i soldati furono costretti a riorganizzare il nuovo fronte sul Piave in tempi rapidissimi. A causa dell’urgenza con cui gli italiani si erano preparati per contenere l’avanzata nemica, oggi non sono visibili resti di trinceramenti e di postazioni per mitragliatrici. I due giorni di resistenza sono però testimoniati dalla lapide dedicata proprio alle due brigate italiane che qui si sono distinte, oggi tutt’ora visibile. 

FORTE COL RONCONE (Strada Panoramica direzione Fagagna) 

Il Forte in località Col Roncone faceva parte della linea difensiva del Medio Tagliamento. Dopo il trasferimento di proprietà dal demanio militare al comune di Rive d’Arcano, il sito è stato recuperato e trasformato in Museo Fortezza Tagliamento. Costruito tra il 1911 e il 1912 fu base di diverse esercitazioni militari. Nel periodo tra le due guerre il Forte fu impiegato come deposito di materiale militare trasportato dalle caserme di Udine fino all’inverno del 1944-1945, quando fu occupato dai partigiani. Il progetto di recupero, ha permesso un “nuovo” utilizzo degli spazi, nel rispetto delle caratteristiche storico-architettoniche dell’edificio. Al pianoterra sono state allestite due sale conferenze ed una straordinaria esposizione permanente sull’architettura fortificata della Grande Guerra in Friuli. Per accedervi è necessario superare il fossato che lo circonda (dei gradini artificiali agevolano il passaggio) e raggiungere l’ingresso principale.   

Una volta entrati nel forte si accede sulla sinistra del corridoio ad una scala che scende e porta alle quattro feritoie che controllavano il fossato antistante. Sulla parte superiore c’era uno spazio destinato ai cannoni (4 da 149 mm in acciaio) che, assieme ad altri 6 più piccoli (da 75mm), permettevano di tenere sotto controllo ogni lato del perimetro Durante il restauro sono state poste delle cupole in vetroresina nello spazio che, fino al 1915, erano custodiva queste armi. 

Sono possibili visite su prenotazione telefonando al Comune di Rive d’Arcano (0432 809701) o inviando una mail a [email protected]   

MONTE DI RAGOGNA 

Il Monte di Ragogna è une vero e proprio Museo all’aperto, dove si possono seguire le antiche trincee, fortificazioni e bunker attraverso itinerari escursionistici ben segnalati. Lungo questo percorso si incontrano diversi resti di particolare interesse, a partire dalla Batteria permanente “Ragogna Bassa”, alle riserve e alle casematte all’interno delle quali sono ancora visibili alcune scritte in matita fatte dai soldati durante la loro permanenza. Si prosegue sul sentiero che attraversa la dorsale del Monte e che termina sul crinale nord-est, dove si trovano la Batteria permanente “Ragogna Alta”, le polveriere blindate ed il Forte del Cavallino, a 482 s.l.m. Percorrendo le trincee di seconda linea, a ridosso della Chiesetta di San Giovanni, si raggiungono i capisaldi del Cret dal Louf e della Spice: da qui si riprende la strada asfaltata e si scende verso la frazione di Muris, costeggiando le trincee più avanzate che concludono questo primo itinerario. 

MUSEO DELLA GRANDE GUERRA A RAGOGNA 

Museo di trova a San Giacomo di Ragogna ed è uno dei maggiori punti di riferimento regionali sul tema della Grande Guerra. In particolare riguarda la battaglia sul Tagliamento che fu determinante per gli esiti del conflitto; infatti, dopo la sconfitta a Caporetto, le retroguardie della Battaglia sul Tagliamento riuscirono a compromettere la manovra austro-tedesca che cercava di tallonare l’esercito italiano in ritirata. In questo modo il nostro esercito riuscì a riorganizzarsi sulla linea del Piave. Nel Museo, che raccoglie una ricca collezione di oggettistica e di documentazione d’epoca, non mancano oggetti rari come il documento originale dell’Ordine di resistenza ad oltranza impartito alla Brigata Bologna. Il tutto viene spiegato con pannelli illustrativi e con plastici in rilievo grazie ai quali si può analizzare la morfologia del campo di battaglia. È inoltre allestita una mostra permanente con i graffiti della Grande Guerra. 

Per informazioni: 0432 954078 / 348 0134637  

[email protected] – www.grandeguerra-ragogna.i 

Informazioni: 

Ufficio Turistico Pro San Daniele 

Via Roma n° 3 – San Daniele del Friuli (UD) 

Tel / Fax +39 0432 940765 

[email protected]