Il percorso che  vi porterà a conoscere i luoghi principali in cui la Comunità Ebraica ha vissuto  

A partire dal XV sec. la città di San Daniele ha ospitato una piccola Comunità Ebraica. L’Università (Comunità) è stata per lungo tempo parte integrante di San Daniele, grazie all’appoggio dei Patriarchi di Aquileia, che ne garantivano il rispetto per le tradizioni civiche e religiose e per le attività, soprattutto in campo finanziario e nella gestione di Banchi di prestito. Tale rispetto, gli ebrei, lo ottenevano attenendosi alla condotta quinquennale, ovvero rispettando delle clausole (patti) che stabilivano i rapporti che sarebbero intercorsi tra le famiglie ebraiche e i cittadini autoctoni. 

Il 1° luglio 1523 è la data del primo documento che ci indica la presenza di ebrei a San Daniele: si tratta di una lettera diretta al Consiglio della Comunità sandanielese e al Luogotenente della Patria del Friuli, nel quale si attribuivano, all’ebreo Simon Natua, i benefici di una condotta che avrebbero permesso in seguito a Simon di gestire il Banco dei Pegni di San Daniele

Gli ebrei esercitavano molte altre attività, oltre al prestito su pegno: commercio di biade, cereali e tabacco, filatura della seta e vendita di bozzoli, vendita di ferramenta e smercio di stoffe, vari impieghi artigianali, allevamento di bestiame, oreficeria e apicoltura. Tra le tante la professione medica, documentata a partire dal 1549, fu svolta con sapienza e divenne un tratto distintivo della comunità ebraica.

A San Daniele gli ebrei vivevano in discrete condizioni economiche e non erano costretti in un ghetto; infatti  le loro abitazioni erano distribuite tra diversi borghi della cittadina. A metà del 1700 si contavano 17 nuclei familiari, per un totale di 12 case situate nell’attuale Piazza Cattaneo e zone limitrofe, via Mazzini, i borghi del Castello e la zona della Fratta. Altre abitazioni erano sparse in zone periferiche. Persistevano comunque alcune restrizioni, come il divieto di recarsi in piazza durante le feste cristiane e l’obbligo di chiudere le finestre al passaggio delle processioni religiose. Nel 1700 gli ebrei edificarono la sinagoga ed ottennero un terreno per il cimitero fuori la cittadina, nei pressi del Lago.

Nel 1711-1712 accaddero due fatti importanti che diedero inizio al declino dell’Università Ebraica: l’emanazione dell’ultima condotta, nella quale furono stabilite nuove clausole, l’aumento delle tasse, la limitazioni delle attività e l’apertura del Monte di Pietà che comportò la chiusura del Banco dei pegni. Il 20 ottobre 1777, in seguito all’esilio decretato dall’aristocrazia Veneta Repubblicana contro quegli ebrei residenti al di fuori di ghetti e sprovvisti di una condotta, il Luogotenente per la Patria del Friuli decretò l’espulsione degli ebrei, da attuarsi entro sei mesi. La Comunità Ebraica di San Daniele fu costretta ad abbandonare la cittadina e a rifugiarsi altrove, la maggior parte verso Gorizia, dove trovò un ghetto pronto ad ospitarli. 

Curiosità: 

Nella storia di San Daniele si accenna che già nel 1476 la cittadina ospitava Famiglie Israelitiche, che però erano soggette a gravi persecuzioni. Questa informazione non è stata mai confermata da documenti certi.  

Il percorso che proponiamo vi porterà a conoscere i luoghi principali in cui la Comunità Ebraica ha vissuto a San Daniele. 

PRIMA TAPPA –  CASA DEL TRECENTO 

La presenza degli ebrei a San Daniele non è stata una casualità: a metà del ‘300 gli ebrei furono accusati di aver portato la peste e furono costretti ad emigrare, da Nord verso Sud dell’Europa, seguendo la rotta del commercio, e San Daniele si trovava proprio sulla via del commercio tra Venezia e l’Europa. La Casa del Trecento, l’unica abitazione rimasta quasi del tutto intatta dell’antico borgo medievale di San Daniele, è stata, probabilmente, anche la sede dell’antico Banco dei pegni, dato in gestione agli ebrei a partire dal 1548 in cambio dell’accoglienza. 

L’istituzione di un Banco dei Pegni si deve alla comunità sandanielese che voleva con questo cercare di eliminare la richiesta di interessi eccessivi sul prestito di denaro da parte degli usurai. Al suo interno, oggi, è possibile ammirare una mostra di reperti risalenti alla Prima e Seconda Guerra Mondiale, curata dall’Associazione Nazionale Alpini di San Daniele. 

Curiosità: 

Una delle tante clausole della condotta obbligava il “banchiero” a tenere due gatti per impedire ai topi di circolare all’interno del Banco dei Pegni e danneggiare la merce. 

SECONDA TAPPA –  PIAZZA CATTANEO 

Piazza Cattaneo era soprannominata Piazza degli Ebrei in quanto sede del quartiere ebraico. Qui sorgeva la Sinagoga, tempio di rito askenazita, che era un luogo di studio, di incontro e di preghiera.  

ESTERNO SINAGOGA  

Composta da una stanza di discrete dimensioni, ricavata all’interno di un’abitazione; lungo le due pareti laterali erano disposte le panche destinate ad ospitare i fedeli, mentre nella parete di fondo, in direzione Gerusalemme, era disposta l’Arca Santa, al cui interno erano custoditi alcuni rotoli della Torah. Di fronte all’Arca erano collocati il pulpito per le prediche e il leggio per la lettura delle sacre scritture. Ad arricchire il tempio c’erano dei preziosi drappi ricamati e oggetti in argento e bronzo, come lampade e candelabri. Di questi arredi alcuni furono dati in dono da Isacco Luzzatto, medico illustre all’interno della Comunità Ebraica, per onorare il Signore nel suo “Sefer Tora”; tra questi una corona d’argento ed un punteruolo d’argento per la lettura del Sefer. Sulla corona è tutt’ora leggibile la scritta incisa: “Il medico Isach Luzzatto ha donato la corona affinché sia ricordata sua madre Ester”. 

La Sinagoga, utilizzata fino al completo scioglimento della comunità, nel 1930, era luogo anche d’istruzione, necessaria per la conservazione della tradizione. I bambini frequentavano anche le scuole cittadine e fin da piccoli erano in grado di leggere e scrivere perfettamente sia l’italiano che l’ebraico, lingua in cui si esercitavano nella composizione di poesie e racconti.  

INTERNO SINAGOGA 

L’arca santa, i libri e gli arredi sacri, dopo la Seconda Guerra Mondiale, furono salvati dalla distruzione e portati a Udine e nel 1948 furono trasferiti a Gerusalemme nel Museo del Tempio di rito italiano, dove sono tutt’ora esposti al pubblico. Nel 1969 il terreno su cui era costruita la Sinagoga fu venduto e l’edificio fu abbattuto per dare spazio a nuove abitazioni. Ora nella Piazza Cattaneo fa bella mostra di sé la fontana cinquecentesca eseguita su disegno di Giovanni da Udine. 

Curiosità: 

Dato che la Sinagoga era impiegata anche come luogo d’istruzione e a San Daniele era già presente una scuola, il Patriarca Delphinus (Delfino)  ammonì l’Università per aver osato istituire un’ulteriore scuola in un luogo considerato improprio; di conseguenza proibì di erigere altri istituti, pena l’espulsione dell’intera Università. 

TERZA TAPPA –  LA FRATATE 

Proseguendo da Piazza Cattaneo a Piazza Dante dove incontriamo la Porta di Tramontana, conosciuta come Portonàt, che faceva parte della cinta muraria del Castello, si imbocca l’ingresso al sentiero “la Fratate”, che collega il Borgo Sottoagaro con il Centro Storico. Tenendo il Portonat sulla vostra destra prendete Vicolo Rosso, che si snoda all’interno dei cortili delle case. Il nome “Fratate”, deriva dal latino “terra fracta”, usato per indicare – come per la chiesa Santa Maria della Fratta, in via Cavour – il terreno scosceso della collina soggetta a frane, esteso oltre la cinta perimetrale dell’antico castro. Scendendo il borgo rurale si attraversa un tratto di bosco; tenendo la destra, seguendo l’indicazione per il “sentiero di valle”, si raggiunge il lago di Ragogna, dove nelle vicinanze sorge il Cimitero Ebraico. Il sentiero è stato realizzato con materiali naturali come legno e sassi del fiume Tagliamento.  

QUARTA TAPPA –  CIMITERO EBRAICO 

Agli inizi del 1700 il cimitero ebraico di Udine aveva esaurito lo spazio per accogliere i defunti: per questo, nel 1733, la Comunità ebraica di San Daniele chiese al Consiglio di poter avere un proprio cimitero. La richiesta fu accolta e inoltrata al Patriarca, che accettò la proposta. 

“[…] onesta e ragionevole […] riguardo di sanità, che rende insoffribile l’uso di trasportare cadaveri con lunghi viaggi in altre parti, che possono da varj accidenti […]” 

Il luogo dove poter erigere il cimitero fu individuato nel 1734: il contratto di affitto fu stipulato un anno dopo e prevedeva solamente la sepoltura degli ebrei residenti a San Daniele. Questa clausola non fu accettata da Isach Luzzatto, che si impegnò perché il diritto fosse esteso anche ai non residenti nel Comune. Qualche tempo dopo gli fu concesso di seppellire all’interno del cimitero di San Daniele dei parenti stretti che provenivano da Tisana, Codroipo e Chiavis, ma solamente nel 1751 anche le altre Famiglie ebraiche poterono seppellire qui i propri cari.  

“ in piena libertà… ogn’altro cadavere d’Ebrei forestieri, senza alcuna immaginabile spesa o contribuzione a chi che sia” 

Il cimitero è tutt’ora esistente e si trova in aperta campagna, nei pressi del torrente Ripudio, nelle vicinanze del lago di Ragogna, in una zona conosciuta come “la Merenda” perché qui un tempo ci si soffermava a fare merenda nei giorni festivi. Sono ancora presenti le tombe con Steli (lastre) di marmo o di pietra, alcune decorate con motivi floreali. Vi si possono leggere l’epitaffi, iscrizione sepolcrale, e si può notare che alcune sono in lingua ebraica, altre in lingua italiana, altre ancora bilingui. La forma delle tombe varia: da piramide a colonna, da cassone a cuspide. La lapide più antica è la tomba di Ester di Baruch Luzzatto, datata 19 marzo 1742, mentre la più recente risale al 2007. 

QUINTA TAPPA – IL MUSEO DEL TERRITORIO 

All’interno del Museo del Territorio è allestita una sezione dedicata alla Comunità Ebraica che ha vissuto a San Daniele: sono visibili manoscritti in lingua ebraica e alcuni oggetti appartenuti alle famiglie ebraiche. 

Informazioni: 

Ufficio Turistico Pro San Daniele 

Via Roma n° 3 – San Daniele del Friuli (UD) 

Tel / Fax +39 0432 940765 

[email protected]