Un’appassionante escursione in un luogo da fiaba in compagnia della nostra Vittoria Malignani

La Salina deve il suo nome all’antico trasporto del sale, che da Ampezzo scavalcava il Passo Pura, giungendo sino a Sauris (e viceversa). Questa antica via era percorsa quotidianamente da pastori, cacciatori, boscaioli, in tempi non troppo lontani anche da un coraggioso postino, che “scalava” questa salita per consegnare le preziose lettere agli abitanti di Sauris anche con la neve ed il gelo! Ma, per essere anche un po’ di parte con il “Gentil Sesso”, questo sentiero deve il suo nome alla forza ed alla tenacia delle donne carniche che, lente ma inesorabili, trasportavano sacchi di sale per queste ripide pendenze. Il nostro itinerario di oggi parlerà proprio della Mulattiera e della Salina, un percorso ad anello meraviglioso, ricco di scorci panoramici, che vi regalerà grandi emozioni sulla piana del Pura! Ci andremo accompagnati da Vittoria Malignani, che in modo sempre preciso ma poetico ci indica la via e xi mostra paesaggi da fiaba. 

L’escursione 

Superate l’abitato di Ampezzo seguendo la Strada Esterna di Cima Corso SS 52 verso Forni. Dopo il tornante con la “Locanda Pura”, prendete la strada di destra con le indicazioni per Passo Pura, Rifugio Tita Piaz e lasciate la macchina negli appositi stalli vicino alla chiesetta di legno di Sant’Uberto. Da qui proseguite per un breve tratto lungo la strada asfaltata del Pura. Dopo pochi passi all’ombra degli alberi, sulla sinistra è presente un cartello in legno con le indicazioni per il Passo Pura: inizia il divertimento! I primi passi li muoverete su una traccia di pietrisco, contornata da piantine di fragole: vi ricordiamo che le fragoline di bosco commestibili sono di piccola dimensione e tendono ad avere lo stelo orientato verso il basso; le fragole non commestibili e così dette “matte” sono invece molto grosse e hanno l’infiorescenza rivolta verso l’alto; attenzione a non confonderle.  

Proseguendo andrete incontro ad una barra di legno che evita l’ingresso ai motocicli e alle biciclette (vi sconsigliamo di scendere in Downhill lungo questo itinerario) e che segna il vero inizio della mulattiera. Il percorso si snoda nel bosco di faggi, sempre in ombra e quindi mai sfiancante anche nelle giornate più calde, con svolte e tornanti tortuosi, pareti di antichi muri di pietra e gradoni di sassi con alcune rampe, testimonianze del passaggio dei carri con i muli. Lungo il vostro cammino potreste avere la fortuna di incontrare il gallo cedrone o qualche scultura di legno raffigurante animali autoctoni.  

Ad un certo punto, verso l’ultimo tratto, il sentiero esce dal bosco in prossimità di un tornante sulla strada che porta al Passo Pura, per riprendere nella foresta dopo pochi passi sulla sinistra. Proseguite seguendo il sentiero sino al raggiungimento del Passo Pura (1410 m.) in prossimità della stazione di volo libero. La vista è magnifica, ancora protetti dall’ombra degli alberi potrete ammirare il Monte Tinisa e il “Tinisutta” ergersi dalla conca del passo che, a inizio estate, é colma di “botton d’oro”, fiore dal forte colore giallo. Proseguite lungo la strada inizialmente sterrata e poi asfaltata sino al raggiungimento della chiesetta di Sant’Osvaldo. Tutto intorno la flora offre variopinte macchie di colore sui prati, in particolare potrete apprezzare le meravigliose Genziane e le Eriche, contornanti un panorama che fa da passaggio tra le Alpi Carniche e le Dolomiti.  

Se decideste di scendere subito le indicazioni sono sulla sinistra e vi condurranno verso la discesa della Salina; altrimenti potrete prendervi una pausa gastronomica andando o al vicinissimo “Schene Welde – Malga Pura”, dove è possibile pranzare o comprare dell’ottimo formaggio di malga (consigliamo la loro ricotta!), oppure proseguendo un po’ oltre, raggiungere il vicinissimo rifugio Tita Piaz. Lungo la via del ritorno, dicevamo, alla chiesetta prendete le indicazioni sulla sinistra ed iniziate la vostra spettacolare discesa lungo le ghiaie del Monte Tinisa! Il sentiero si addentra in un bosco misto tra faggi e abeti, per poi diradarsi leggermente e aprire lo sguardo sulle creste del Tinisa e sulle cime sottostanti (Corso e Jof). La traccia, a differenza della mulattiera, è molto più stretta. Proseguite nel bosco, facendo attenzione alla discesa, in quanto il sentiero è principalmente ghiaioso.  

Più o meno a metà discesa bisogna superare una frana non proprio agevole su un canalone di scolo che discende dalla parete del Tinisa. Fate attenzione, potrebbero esserci vipere tra i massi. Una volta passati oltre questo tratto il sentiero ritornerà nel bosco di faggio, ristorandovi dal sole. Da qui in poi il tracciato diventa una strada forestale, che giunge in prossimità delle case Venchias. Scendendo ancora più a valle si giungerà ad un bivio che si dirige verso lo stavolo di “Sora Clap” e poi nel bosco alle spalle della chiesetta di Sant’Antonio, che vi condurrà alla SS52 in direzione Ampezzo.  

Si percorrono gli ultimi metri sino al bivio sulla sinistra, dove una strada bianca vi porterà alla chiesetta di Sant’Uberto completando così il vostro lungo cammino sulle orme delle portatrici carniche! Se vi sentirete stanchi, provate ad immaginare come poteva essere percorrere un sentiero del genere con le scarpe di una volta e soprattutto con il peso dei sacchi di sale o del fieno sulle spalle! Penso che la fatica vi passerà immediatamente! Scherzi a parte, ristoratevi, portatevi dietro dell’acqua, perché non ci sono fonti dove poter ricaricare le borracce e soprattutto andate a fare questa escursione con delle scarpe adatte. Non sottovalutate le difficoltà della discesa. 

Dati tecnici escursione: 

Tempo di percorrenza: 4 h 

Difficolta : E (escursionistica) 

Lunghezza percorso: 11 km  

Dislivello: 800 m 

Fondo e segnavia: CAI 237. 

Per maggiori informazioni visitate il sito www.ampezzocarnico.it (a cura di Silvia Tullio Altan).  

Copyright fotografie: Vittoria Malignani© 

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E ricordate… la montagna è bella anche vicino a casa! 

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